Cenni storici sul santuario

Premessa
Le origini di questo santuario sono molto antiche e in parte ancora da approfondire. Mons. Mariano Foti nel 1969 (parroco della chiesa dal 1945 al 1980) fa un tentativo di ricostruzione con un testo molto caro agli ogninesi: “Ognina. Storia, ricerche, impressioni”. Nel 1996, accanto alla ristampa del libro del Foti, esce un piccolo saggio interamente dedicato alla chiesa e alla devozione mariana ad Ognina: “Santa Maria di Ognina. Otto secoli di storia e di cultura mariana”, di Pippo Testa (opera a cui collaborano due appassionati della storia mariana ogninese: Mario Strano e Mimmo Urzì). Entrambi i testi utilizzano fonti e metodo di ricerca che noi in questa breve presentazione non abbiamo la pretesa di valutare, confidiamo che altri lavori in futuro possano continuare lo studio da questi iniziato. Ciò che qui di storico riportiamo va quindi considerato all’interno di questa prospettiva itinerante e critica della ricerca.

Chi desidera avere copia dei suddetti testi può richiederli inviando una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ne riportiamo alcune pagine in PDF
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Un valido e ancora attuale studio sulle recenti trasformazioni del quartiere di Ognina, nel cui cuore il santuario della Madonna assolve un compito particolare, è quello dell’Ing. Gaetano D’Emilio, in Tecnica e Ricostruzione, 2011 n. 2, Organo Ufficiale dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania, pp. 55-70.

Un valido e ancora attuale studio sulle recenti trasformazioni del quartiere di Ognina, nel cui cuore il santuario della Madonna assolve un compito particolare, è quello dell’Ing. Gaetano D’Emilio, in Tecnica e Ricostruzione, 2011 n. 2, Organo Ufficiale dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania, pp. 55-70.



Segnaliamo anche per la pregevole grafica il libro dell’Arch. Giuseppe Anfuso, C’era una volta Ognina, dell’Editore Monforte, Catania 2009 (opera purtroppo esaurita).






ORIGINI DELL’ATTUALE CHIESA

La nostra chiesa, con annessa torre e borgata marinara la troviamo raffigurata in un acquarello di Jean Hoüel, Voyage pittoresque nel 1776-1779. L’opera è conservata all’Ermitage di S. Pietroburgo.
Il sacro edificio che sorge sulle rive del Porto Ulisse di Catania, secondo alcuni autori è stato costruita intorno al 1300, annesso ad una più antica abbazia basiliana di cui abbiamo solo qualche notizia documentale. Il nostro tempio si trova già citato infatti con l’invariato nome Santa Maria di Lògnina nell'elenco dei tributari del Vaticano per l’anno 1308 (Rationes decimarum Italiae).
Il Padre predicatore Tomaso Fazello ne dà un cenno nella sua “Le due deche dell’historia di Sicilia”del 1574, cinque miglia sotto la rocca d’Aci «si trova un seno capace di pochi legni e piccoli, il quale anticamente fu chiamato Ongia, hoggi è detto Lognina, dove è una chiesa dedicata alla Vergine Maria, chiamata Santa Maria da Lognina».
Dalla Cronaca del XVI Secolo attribuita al notaio Merlino, si apprende che l’antica chiesa a differenza della torre – o per vero miracolo o perché la sua struttura era discretamente “antisismica” – non crollò con il grande terremoto del 1542; che anzi le prime scosse telluriche indussero le autorità a riunire proprio in la ecclesia di Santa Maria di Lògnina i pochi carcerati che per volere della “gran curti” non furono liberati, come invece avvenne per tutti gli altri detenuti della città.

Una “Cronaca Siciliana del XVI” ci fa sapere che il luogo Santa Maria di Lognina era frequentato da “multi genti cum loro mugleri et figli, cumtamborelli et cansuni”, per trascorrervi qualche momento in allegria (cfr. Testa, p. 45). Una “Cronaca Siciliana del XVI” ci fa sapere che il luogo Santa Maria di Lognina era frequentato da “multi genti cum loro mugleri et figli, cumtamborelli et cansuni”, per trascorrervi qualche momento in allegria (cfr. Testa, p. 45). Durante il Terremotus magnus del 1542 la torre attigua crollò e la chiesa subì gravi danni.
Nel 1596, con torre ricostruita e chiesa riparata, il tecnico senese Tiburzio Spannocchi ci da una prima raffigurazione grafica del complesso chiesa-torre.
Il pittore Giuseppe Platania nell’affresco “L’Eruzione dell’Etna del 1669”, di fine XVII secolo, esposto nella sagrestia della Cattedrale di Catania, in un particolare, raffigura la chiesa insieme alla torre. 

Nel 1668, con il titolo di “Santa Maria di Ognina extra civitate”, la chiesa funge da cappellania annessa al decanato della cattedrale di Catania. Da verificare sarebbe la notizia secondo la quale, durante l’eruzione dell’Etna del 1669, le reliquie di S. Agata siano state poste al sicuro proprio nella nostra chiesa.

Nell’anno 1676 l’originaria chiesa fu visitata dallo storico Giovanni Andrea Massa, che la inserirà nella sua La Sicilia in prospettiva. Egli ci fa sapere come qui i pellegrini accorressero da ogni parte per sciogliere i loro voti in grato riconoscimento delle tante grazie ricevute dalla Vergine.

Altre interessanti notizie riguardanti l’antico tempio si rilevano dalla Catania prima del 1693 di Guglielmo Policastro. L’autore ci fa sapere, con dovizia di fonti storiche, che originariamente, come tutte le chiese dell’antichità, la chiesa di Ognina sorgeva con prospetto a ponente.

Il disastroso terremoto del 1693 distrusse la città di Catania e della nostra chiesa si salvò soltanto qualche muro perimetrale vicino alla torre rimasta stavolta illesa. Con la ricostruzione fu mutato il suo orientamento, che è l’attuale, con prospetto cioè a tramontana.

Nel suo piccolo saggioil Testa documenta una lettera riservata del 30 dicembre 1890 che il Procuratore Generale del re invia al Cardinale Arcivescovo di Catania, il Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, per richiedere la data di edificazione della nostra chiesa. Il Cardinale Arcivescovo, non conoscendo probabilmente l’esistenza di fonti più antiche, fece rispondere nel seguente modo: «L’artefice di questa chiesa ci è sconosciuto per l’offesa del tempo, si dice poi solennizzata con il sacerdozio nell’anno 1560 circa» (cfr. Testa, pp. 33-34).

L’8 settembre 1697 la chiesa fu consacrata dal vescovo Andrea Reggio.

Nel XIX secolo l’uso della chiesa conosce alterne vicende, affrontando varie intemperie dovute alla vicinanza del mare, ma il suo aspetto non cambiò più sostanzialmente.

Ciò che cambiò in modo estremamente negativo è stato invece l’assetto urbanistico del borgo, sacrificato in modo – oggi culturalmente inconcepibile – alla logica del cemento armato; negli anni sessanta del secolo scorso, nel valorizzare il bellissimo lungomare il piccolo porticciolo di Ognina e la sua incantevole spiaggetta sabbiosa sono stati volgarmente trasformati in caotico snodo viario. Va ricordato anche che per fare spazio all’attuale ponte di cemento che sfregia il porticciolo antistante il santuario della Madonna, nel 1961 è stata cancellata dalle ruspe una chiesetta dedicata a S. Euplio che svolgeva attività di culto e di pastorale accanto al nostro santuario. Di questa chiesa oggi rimane la testimonianza di una edicola mariana posta a conclusione dei lavori della nuova strada.

Il 1945, l’Arcivescovo Carmelo Patanè con decreto del 15 agosto, l’ha eretta chiesa parrocchiale per il sobborgo di Ognina con il titolo di “S. Maria di Ognina”. Subito dopo, il 28 agosto, ha nominato come primo parroco il Sac. Mariano Foti, rimasto tale fino alla sua morte nel 1980. Su richiesta del suo successore, Sac. Antonino Fallico (parroco dal 1981 al 2014), Mons. Luigi Bommarito, Arcivescovo Metropolita di Catania, ha elevato la chiesa a Santuario mariano con decreto del 21 giugno 1990.

Nel 2016, Anno Giubilare della Misericordia, Mons. Salvatore Gristina, attuale Arcivescovo di Catania, concede al nostro santuario parrocchiale la designazione di “chiesa giubilare” per il periodo della festa (3-11 settembre del 2016).