Il Progetto “Parrocchia Comunione di Comunità”

Il cammino pastorale

La Parrocchia S. Maria di Ognina è una realtà comunitaria molto variegata e dinamica, fortemente impegnata nell’educazione della fede e nella solidarietà all’interno del territorio che ruota attorno al suggestivo Borgo di Ognina e all’antica devozione per la “Bedda Matri di Ognina”.
Nel corso di alcuni decenni ha messo in atto innumerevoli esperienze a favore delle famiglie che fanno ad essa riferimento: l’oratorio, la catechesi,la cura pastorale delle famiglie e dei giovani, l’evangelizzazione ed il servizio pastorale nel territorio attraverso le comunità ecclesiali di base ele associazioni di volontariato, le iniziative culturali cittadine, le innumerevoli esperienze di servizio.Tutto ciò ha fatto di questa parrocchia una realtà di riferimento educativo significativa per molti cittadini catanesi.
Dagli inizi degli anni ottanta, raccogliendo i frutti dell’assiduo e sapiente lavoro pastorale post-conciliare del benemerito Mons. Mariano Foti (primo parroco della parrocchia), Don Antonio Fallico, aiutato dalla “Missione Chiesa-Mondo”, da lui fondata e animata, avviò un progetto pastorale orientato a rinnovare il cammino parrocchiale in senso più missionario, cioè in grado di strutturare la comunità parrocchiale, nelle sue molteplici dimensioni pastorali e aggregative, in una grande famiglia ecclesiale posta in cammino nel territorio, capace di comunicare il Vangelo tra le case della gente. Tale progetto denominato “Parrocchia comunione di comunità” si è posto come uno strumento pastorale a servizio di una parrocchia impegnata nei processi di trasformazione storica che avvengono nel territorio. Questa esperienza ha fatto della parrocchia di Ognina un laboratorio pastorale conosciuto e osservato datante Chiese d’Italia.
Le trasformazioni culturali, sociali e religiose che in questi ultimi anni hanno profondamente toccato la nostra città, e che inevitabilmente hanno coinvolto anche il tessuto sociale del quartiere di Ognina, hanno influito anche sul cammino pastorale della parrocchia suscitando l’esigenza di un continuo rinnovamento capace di mantenere “visibile” l’identità socio-religiosa della parrocchia nel mondo che cambia, per formare in modo corrispondente ai nuovi tempi i collaboratori laici e tenere vivo e fecondo il dialogo con il territorio. Per questo motivo ripresentiamo le caratteristiche teologiche e programmatiche di questo cammino pastorale per condividere e attualizzarle nella concretezza del nostro tempo e dei nostri luoghi.

In cosa consiste tale cammino?
Il progetto “Parrocchia comunione di comunità”tende a raggiungere degli obiettivi di rinnovamento pastorale di ampio respiro, sulla scia delle indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II e in attento ascolto dell’insegnamento magisteriale episcopale e pontificio specie l’Evangeliinuntiandidi Paolo VI e l’enciclica Redemptorismissio e l’esortazione apostolica Christifideles laici di Giovanni Paolo II.
Il progetto è in sintonia con gli insegnamenti e le scelte pastorali dei vescovi italiani (CEI),del nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore Gristina, che nel Piano Pastorale Diocesano “Parrocchia casa e scuola di comunione”, ci invita a puntare al rinnovamento missionario della pastorale parrocchiale.
La lettura dell’Enciclica Evangeliigaudium di Papa Francesco ci ha aiutato poi a ritrovare la conferma del lavoro fatto in questi decenni e spingendoci a dare rinnovato entusiasmo all’opera di evangelizzazione confermando la parrocchia “Comunità di comunità”, “Chiesa in uscita”…

I grandi obiettivi: maturare tre dimensioni di Chiesa
Per rinnovarsi la parrocchia deve maturare in circolarità permanente tre dimensioni essenziali della vita ecclesiale, tre qualità che manifestano l’essere (identità) e l’operare (compito o missione) della Chiesa e che possiamo sintetizzare con tre parole chiave: comunione, servizio e missione. Queste tre dimensioni rispondono, fra l’altro, a tre domande fondamentali poste dal Concilio Vaticano II: «Chiesa, chi sei? Chiesa, cosa fai? Chiesa, dove vai?» (A. Fallico, Parrocchia diventa ciò che sei, 34).
Comunione
“Parrocchia, chi sei?”.Se la Chiesa è mistero di comunione, la parrocchia, che ne è l’articolazione cellulare nel territorio, deve manifestarsi come realtà comunionale impegnata a vivere il cristianesimo in chiave comunitaria. Essa è “casa e scuola di comunione”, ove si esperimenta la comunità sia nella chiesa-tempio, sia nelle chiesa-territorio, casa per casa.
Servizio
“Parrocchia, cosa fai?”.Se la Chiesa agisce in servizio dell’uomo, la parrocchia, ad imitazione del Signore Gesù, serve l’umanità, soprattutto i più poveri e piccoli che vivono nel territorio. I cristiani della parrocchia contemporanea debbono potersi rendere utili in base ai talenti (carismi) donati loro dallo Spirito “per il bene comune” di tutta la comunità parrocchiale.  La parrocchia è, infatti, un “cantiere aperto” in cui ogni cristiano trova e matura il suo servizio.
Missione
“Parrocchia, dove vai?”.Se la Chiesa è per sua natura missionaria, permanentemente tesa ad annunciare il Regno, la parrocchia concretizza tale vocazione ponendosi in stato continuo di missione. Essa, infatti, è chiamata ad annunciare la fede a tutte le famiglie che abitano nel suo territorio. Attraverso un graduale cammino di “conversione pastorale”, la pastorale ordinaria “esce dal tempio” e si decentra nel territorio.

Le strade da percorrere insieme
Per raggiungere questi obiettivi vanno percorse tre vie pastorali: vivere la fede in piccole comunità, promuovere e formare il laicato cristiano, uscire dal tempio per fare del territorio l’ambito ordinario della vita pastorale della parrocchia.
Comunità
La comunità è il luogo in cui prende forma concreta la comunione; la Chiesa corpo di Cristo nella storia attua il suo mistero di unità a partire dal dinamismo relazionale della comunitarietà. La parrocchia è comunione di comunità, luogo di aggregazioni comunitarie ove si esperimenta in modo fraterno, diretto e continuo il senso dell’appartenenza al nuovo popolo dell’alleanza. Specie le piccole comunità aiutano ciascun discepolo del Signore a vivere il proprio battesimo attraverso relazioni fraterne caratterizzate dalla carità e dal servizio reciproco.
Laicato
La Chiesa è tutto intero il popolo di Dio, e non solo il clero e i religiosi. Nel battesimo che ci rende egualmente tutti figli di Dio, nessuno ha una dignità superiore ad un altro; diversi sono i ministeri a servizio del Signore e della Chiesa, con diversi gradi di responsabilità, ma tutti siamo popolo di Dio. In comunione con i pastori ordinati (vescovo, parroco e sacerdoti) tutti i laici (christifideles) sono chiamati a prendere parte attiva alla missione evangelizzatrice della parrocchia, promuovendone le varie vocazioni e ministerialità e curandone adeguatamente ed in modo permanente la formazione spirituale, teologica e pastorale. La parrocchia è il centro ordinario della partecipazione e della corresponsabilità pastorale di tutti i battezzati.
Territorio
La parrocchia non è semplicemente il tempio in cui si riuniscono i cristiani e si prestano servizi per i poveri, ma è porzione di popolo che abita in un luogo, in un territorio concreto, in ambienti umani diversamente caratterizzati dalla cultura, dalle condizioni sociali, demografiche, economiche… La sua attenzione e cura pastorale saranno quindi “aperte alla strada”, in permanente assetto missionario, tra le case della gente, dentro gli ambiti antropologici in cui si sperimentano le sfide civiche, politiche e culturali di un quartiere e di una città. Se la chiesa-tempio raduna il popolo di Dio attorno al mistero liturgico, lo stesso mistero celebrato e vissuto dilata la missione dei discepoli di Cristo nel cuore del mondo, contribuendo a immettere dentro il tessuto della comunità civile i valori e i gesti concreti del bene comune. Il volontariato, le iniziative socio-culturali, l’evangelizzazione stessa “in uscita” dalla chiesa-tempio sono un patrimonio insostituibile per l’edificazione di una cittadinanza virtuosa.

Un cammino sinodale
La riuscita del cammino richiede il buon funzionamento degli Organismi di partecipazione, di quelle strutture che permettono l’interscambio della comunione e del servizio tra tutte le forze presenti in parrocchia. Tali organismi sono il Consiglio Pastorale Parrocchiale, il Consiglio per gli Affari Economici, le assemblee pastorali, i gruppi e commissioni di servizio. Attraverso essi tutti i battezzati e le varie realtà ecclesiali presenti in parrocchia mettono a servizio i propri carismi ricevuti dallo Spirito, per il “bene comune”, apportando ciascuno il proprio contributo per la crescita del cammino ecclesiale e pastorale della parrocchia. Si sviluppa così una pastorale unitaria ed organica che permette l’integrazione piena tra tutte le comunità parrocchiali del vicariato, e con le realtà sociali e culturali presenti nel territorio, con le quali siamo chiamati a dialogare e ove è possibile a cooperare nel rispetto delle distinte identità e competenze.

Crescere nella pedagogia pastorale
Uno dei problemi più urgenti oggi della vita parrocchiale ed ecclesiale in genere riguarda la dimensione pedagogica della formazione pastorale, ossia il sapiente accompagnamento dei discepoli di Cristo nel loro discernimento vocazionale e nella adeguata formazione teologica e pastorale. In particolare appare sempre arduo nella vita degli operatori pastorali il rapporto tra formazione spirituale, teologica, pastorale e metodologica; arduo è pure il rapporto tra teoria e prassi, tra pensare e agire, tra programmazione e verifica, tra obiettivi fondamentali, tappe intermedie e strade percorribili. Questo accade perché l’individuazione e la formazione degli operatori pastorali spesso è dettata dall’urgenza immediata di dare risposte alle iniziative, sacrificando i necessari passaggi di individuazione dei talenti e delle varie fasi di formazione. La dimensione pedagogica non è tuttavia una semplice tecnica o strategia ma è uno stile pastorale, un modo di pensare al dinamismo fisiologico dell’agire ecclesiale. Occorre attingere alla scuola di Dio stesso, il Pedagogo per eccellenza, che lungo il cammino della Storia della Salvezza, educa il suo popolo lungo le tappe del suo cammino.

Curare la formazione spirituale
Siamo consapevoli che il credente cresce e agisce nella vita cristiana e pastorale in virtù all’azione dello Spirito che sostiene con la Grazia il suo cammino di crescita nella santità personale e comunitaria. Diverse le dimensioni della spiritualità che si manifestano nel contesto della comunità parrocchiale. Ne indichiamo alcune più specifiche.
Spiritualità di comunione
Creati ad immagine di Dio che è mistero di comunione, lo Spirito ci conforma gradualmente a vivere il dinamismo relazionale della Comunità Trinitaria imprimendo nelle nostre menti e nelle nostre volontà una mentalità tipicamente comunionale. Contemplando l’amore che intercorre dinamicamente tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e lasciandosi raggiungere da esso nel nostro pensare ed agire insieme, l’”io” personale ed il “noi” comunitario superano l’eterna tentazione della contrapposizione e si rendono docili al comandamento dell’amore e al primato della carità sopra ogni altra cosa.
La spiritualità di comunione si traduce quindi in attitudine a pensare insieme, camminare insieme, discernere insieme, nel rispetto delle vocazioni, delle funzioni e delle responsabilità di ciascuno. La parrocchia è infatti “casa e scuola di comunione”, “popolo sinodale”, “comunità di comunità”.
Spiritualità eucaristica e ospitale
La parrocchia è cellula di Chiesa in un luogo concreto e in essa sperimentiamo in modo intenso il mistero eucaristico che ci rende membra gli uni degli altri. Specie la domenica, giorno del Signore, la celebrazione eucaristica ci raduna come Chiesa e ci forma ad essere la famiglia di Dio.
Anche se ovviamente alcuni sono chiamati ad imbandire e servire la tavola, la celebrazione è per tutti e tutti devono potersi trovare a loro agio senza imbarazzo e ipocrisie. Lo spirito di ospitalità e accoglienza che caratterizza il raduno eucaristico dà senso e stile alle nostre attività pastorali, sociali e culturali: dall’evangelizzazione alla carità, alla promozione culturale e sociale.
Spiritualità pastorale
La spiritualità ci deve aiutare a superare le tentazioni dell’attivismo da un lato, che spinge ad una azione fine a se stessa e non orientata a far crescere il Regno di Dio (rischio dell’eresia pelagiana), e dello spiritualismo intimistico ed elitario dall’altro lato (rischio delle eresie di stampo gnostico). Spesso soggiogati da queste due riduzioni, gli operatori pastorali fanno fatica ad integrare impegno pastorale e formazione interiore. In realtà l’azione pastorale e la formazione spirituale, non possono stare in contrapposizione, ma in reciproca correlazione; infatti, l’agire suppone la formazione spirituale, e la spiritualità è riflesso di un’azione pastorale specifica e concreta. Occorre guardare allora a Cristo pastore che si prende cura del popolo, lo ama e lo serve obbedendo alla volontà del Padre. L’attenta meditazione della Scrittura, la fruttuosa partecipazione all’Eucaristia e l’umile servizio con la comunità ecclesiale ci aiuterà a maturare una spiritualità pastorale ad imitazione degli atteggiamenti pastorali del Signore Gesù e della sua caritaspastoralis.
Spiritualità della strada
La parrocchia educa ad una esperienza di Chiesa che vive tra le case della gente. Tutti coloro che ad essa attingono per la propria vita di fede devono maturare una vera e propria spiritualità missionaria della strada, diventando sempre più compagni di viaggio dell’uomo. Nel 1988, alla luce dell’esperienza “Parrocchia comunione di comunità” sperimentata ad Ognina, Don A. Fallico, nel suo libro “Parrocchia missionaria nel quartiere”, scriveva alcune pagine sulla spiritualità missionaria che oggi, alla luce della Evangeliigaudium di Papa Francesco appaiono quanto mai lucide ed attuali: «Il Signore Gesù, missionario del Padre, è l’esempio vivente di una Chiesa che varca le soglie del tempio, scende tra la gente, vive nelle basi popolari, muore fuori le mura di cinta, risuscita fuori dell’accampamento… ama perdutamente la strada fino a non avere neppure una casa propria. […]La strada amata e percorsa da Gesù venti secoli fa, dovrà diventare la stessa strada che la parrocchia dovrà amare e percorrere in lungo e in largo ai nostri giorni. I cristiani della nuova famiglia parrocchiale sono chiamati ad essere dei viandanti e non dei sedentari. Debbono essere in continuo atteggiamento esodale, sempre pronti a sloggiare, sempre desti. […]Bisogna dunque evitare le “poltrone”, e i “primi posti”, “le stanze dei bottoni”, le “logge” e il “palazzo” dei grandi e dei potenti e andare a cercare la gente… di “periferia”. […]La parrocchia è invitata a cercare i “poveri” lungo le strade della “periferia”: i senza-pane, i senza-posto, i senza-tetto, come pure i senza-affetto, i senza-pace, i senza-gioia, i senza-voce, i senza-Dio» (pp. 89-93).
Spiritualità mariana
La parrocchia di Ognina è anche un santuario mariano (8 settembre 1990) per via della sua antica devozione alla Madre di Dio, venerata con il titolo di S. Maria di Ognina. Tutte le attività pastorali e i percorsi spirituali, dentro e fuori il santuario, sono continuamente permeati da una spiritualità mariana che guarda a Maria come mediatrice di grazia e modello di vita cristiana.Lei che è madre, sorella, amica e compagna di cammino ci aiuta a conoscere e vivere sempre meglio i misteri della vita del suo Figlio e ad assimilarli insieme in modo ecclesiale ed incarnato.