La Storia della Festa della Madonna di Ognina

Un pò di storia...

la Parrocchia S. Maria di Ognina è stata elevata a dignità di
SANTUARIO
da S. E. Mons. Luigi Bommarito con decreto arcivescovile dell'8 Settembre 1990

Il Borgo di Ognina - dentro cui sorge come emblema e vessillo della storia, della cultura e della religiosità ogninese, la stupenda Chiesa dedicata alla Madonna - ritrova le sue origini storiche nei secoli lontani.
Si estende quasi a ferro di cavallo attorno al famoso antichissimo porto dedicato ad Ulisse.
Il Porto Ulyssis era il grande porto naturale della vicina Catania fin dall'epoca romana (Plinio lo denomina così nella sua Naturalis Historia). L'insenatura ampia e capace accoglieva allora fino a 300 navi. Sulla spiaggia sorgeva il famoso tempio di Athena Longatis, di cui parla Diodoro Siculo, e Longatis diviene Lòngona fin dal IV secolo a.C.
L'eruzione del 1381 ridusse il porto alle attuali dimensioni, ma intorno ad essa seguitò a crescere e a svilupparsi l'attività marinara e di pesca che si è conservata intatta per secoli.
Nel 1854 il porto fu ricostruito ed il Borgo tutto viveva della straordinaria ricchezza, bontà e varietà della pregiatissima pesca del golfo. Le antiche origini del Borgo, isolato e relativamente lonta­no, per secoli, dalla città di cui costituiva una vicina ma autonoma entità urbana, viene confermata dalla denominazione delle strade: via Calipso, via del Tritone, via Scilla, via dei Delfini e poi ancora via dei Conzari e via Porto Ulisse.
Fra i momenti storici ricordiamo soprattutto le garitte e la torre cilindrica costruite nel 1548 dall'imperatore Carlo V contro le incursioni dei Saraceni. (cfr. Mariano Foti, Ognina, Scuo­la Salesiana del Libro, pag. 45 ss.).
Oggi - soprattutto per l'indifferenza pluridecennale dell'Amministrazione pubblica catanese - il Borgo rischia di perdere le sue naturali bellezze oltre che vanificare le sue gloriose ricchezze storiche.
Da alcuni anni, per iniziativa delle nuove Associazioni e delle comunità di base promosse dalla parrocchia, si vanno proponendo soluzioni adeguate al ripristino dei grandi valori e dei pregi di questo antichissimo storico Borgo: piano di recu­pero per la conservazione dell'antica edilizia esistente, corre­zione degli errori del sistema viario prodotti dal Piano Regola­tore Generale del 1969, verde pubblico, sistemazione del lun­gomare, possibilità di convivenza attrezzatura e garantita tra porto peschereccio e porto turistico con relativo rilancio del turismo locale. La storia dei secoli passati sposata alla leggenda narrata da Omero e conservata nelle attuali grotte di Ulisse a due passi dalla Chiesa, insieme alle esigenze e alle attese degli abitanti di oggi, reclamano la salvaguardia di questo incantevole angolo della terra, vanto di Catania e di Sicilia.

LA DEVOZIONE

Con vera Fede, evviva la bella Madre di Ognina. Questo il grido di saluto ritmato ripetute volte dai Mastri di Festa e dalla folla di devoti attorno al fercolo nel giorno della processione della Madonna nel mare e nel quartiere di Ognina. Si tratta di un saluto che racchiude tutta la carica della pietà e della religiosità popolare della gente ogninese e di coloro che lungo i secoli hanno coltivato e coltivano con grande devozione il culto alla Vergine di Ognina.
Moltissimi i pellegrini dalla città di Catania, dai paesi etnei e da località lontane si avvicendano nel tempio sacro , specie in settembre nei giorni della Festa. Svariati e continui gli ex voto in ringraziamento per le grazie ricevute e i miracoli compiuti.
Tre gli aspetti più tipici di tale culto mariano:

  1. L'aspetto della maternità di Maria. Maria è vista soprattutto come Madre della casa, della famiglia e degli affetti familiari. E di conseguenza venerata come Madre della Chiesa intesa come Chiesa-Madre, Chiesa-casa e Chiesa-famiglia di uomini fratelli tra di loro.
  2. L'aspetto di Maria aiuto e soc­corritrice nei pericoli del mare anzitutto (Ognina è ambiente marinaro) e insieme dei peri­coli di terra e di cielo: rischi legati al lavoro, ai viaggi, alle sorprese e alle incertezze della vita.
  3. L'aspetto di Maria madre del­l'Eucaristia. Nella devozione popolare ogninese Maria e l'Eucaristia stanno intima­mente unite. Venerare Maria è come coltivare il culto all'Eu­caristia e coltivare il culto al­l'Eucaristia è come venerare Maria.

In questi ultimi anni la plurisecolare religiosità popolare attra­verso la realizzazione del progetto pastorale parrocchia comunione di comunità si è arricchita di forti fermenti teologici, inserendosi totalmente nella nuova visione di Chiesa fornitaci dal Concilio. Si procede insieme - gruppi, Movimenti e Associazioni - verso una parrocchia tutta intera comunionale, ministeriale e missionaria attraverso tre piste di marcia: comunità, laicato, territorio. La pastorale e la catechesi affidate ai laici si svolgono nelle sedi delle comunità ecclesiali di base (CEB) dislocate nelle case, nelle fami­glie, nei garage, nelle sedi condominiali, a piccoli gruppi attorno al Vangelo e alla mappa dei bisogni della gente.

IL TEMPIO

La bellissima chiesa dedicata a S. Maria di Ognina che sorge sulle rive del Porto Ulisse di Catania, secondo alcuni autori è stata costruita nel 1392. Rifacen­dosi a documenti di attendibile valore storico, però, altri studiosi affermano che sia ancora più antica. La si trova già citata infatti con l'invariato nome Santa Maria di Lògnina nell'elenco dei tributa­ri del Vaticano per l'anno 1308 (Rationes decimarum Italiae).
Dalla Cronaca del XVI Secolo attribuita al notaio Merlino, si apprende che l'antica Chiesa a differenza della torre - o per vero miracolo o perché la sua struttura era discretamente antisismica - non crollò con il terremoto magnus del 1542; che anzi le prime scosse telluriche indussero le autorità a riunire proprio in la ecclesia di Santa Maria di Lògnina i pochi carcerati che per volere della «gran curti» non furono liberati, come invece avvenne per tutti gli altri detenuti della città.
Nell'anno 1676 l'originaria Chiesa fu visitata dallo storico Giovanni Andrea Massa, che la inserirà nella sua Sicilia in prospettiva. Egli ci fa sapere come qui i pellegrini accorressero da ogni parte per sciogliere i loro voti in grato riconoscimento delle tante grazie ricevute dalla Vergine.
Altre interessanti notizie riguardanti l'antico tempio si rileva­no dalla Catania prima del 1693 di Guglielmo Policastro. L'autore ci fa sapere, con dovizia di fonti storiche, che originariamente, come tutte le chiese dell'antichità, la Chiesa di Ognina sorgeva con prospetto a ponente.
Solo dopo la ricostruzione - dopo il disastroso sisma del 1693 che distrusse Catania - fu mutato il suo orientamento, che è l'attuale, con prospetto cioè a tramontana.
Trattasi di un tempio a tre navate non molto grande ma acco­gliente e raccolto, con portali (principale e laterale) in pietra scolpita, portone d'ingresso in bronzo e pitture di un certo valore tra cui le tele di Giacomo Vignerio (secolo XVII) della scuola di Polidoro da Caravaggio e allievo di Raffaello.

IL SIMULACRO

La splendida statua della Madonna venerata nel tempio di Ognina è stata eseguita a Parigi da un monaco cistercense - come viene riportato alla base dello stesso simulacro - nel 1889. Essa sostituisce l'antichissima statua di Santa Maria di Lògnina gravemente danneggiata da un incendio la sera dell'8 settembre 1885 a chiusura della festa patronale. Autori vari del '600 e del '700 ce la descrivono col Divin Bambinello tra le braccia. ..la materia è di legno; la veste della Gran Signora, tinta di color chermisi; ed il manto colorato in cilestro; ma l'aria del volto è così venerabile e divota, che estasiato rapisce ogni cuore (G. A. Massa).
Ad immagine di una Madre era quindi l'antica statua e certa­mente non molto dissimile dall'attuale. Purtroppo di essa non possediamo alcun ricordo; e quantunque la Chiesa sia dedicata alla Natività, la letteratura la conferma sempre col titolo di Santa Maria di Lògnina. Il nome di Bambina le è stato attribuito in maniera precaria negli anni seguenti il 1885, quando si espose temporaneamente una immagine di cera di Maria in fasce nella culla. Il titolo vero dunque non è quello di Madonna Bambina ma di Nostra Signora di Ognina.
I celebri e antichi ori ex voto della nostra Madonna - ricordati anche in alcune opere di Giovanni Verga, e che costituivano un grande patrimonio storico ereditato in tanti secoli - furono sacrilegamente trafugati una notte del settembre del 1970: scomparve così un altro pezzo di storia di Ognina.Ciò malgrado, però, la generosità del popolo ogninese ha ridato in pochissimo tempo nuovo splendore al manto della sua Celeste Patrona.

L'attuale statua - scolpita a Parigi nel 1889 - è stata restaurata e ripor­tata al suo primitivo spléndore dal Prof. D. Milluzzo di Catania nel 1989 in occasione del centenario celebrato solennemente da tutto il po­polo in festa. Preziosi e significativi i tanti doni offerti durante i festeggiamenti del recente centenario: la corona e lo stellario in oro e argento; l'orologio sulla facciata della chiesa; la finestra in vetro posta sotto l'orologio con le porticine che si aprono al suono delle campane ogni sera all'Ave Maria mentre la Madonna appare illuminata a festa per benedire i passanti e i devoti in preghiera; la Vara restaurata per la processione con angioletti in legno scolpiti che troneggiano su di essa. Segni tutti che rivelano e testimo­niano una religiosità popolare molto sentita e forte.

LA FESTA

La Festa della Madonna di Ognina si celebra ogni anno nella settimana che rotea attorno all'8 Settembre, giorno della Natività di Maria.
E preparata nel corso dell'anno da un Comitato ad hoc - formato da pescatori e da operatori pastorali - ed è guidato dai Sacerdoti della Parrocchia. Sette le manifestazioni religiose e folkloristiche più tipiche e significative.

  1. Il triduo. Le varie tematiche in preparazione alla Festa si isprirano ogni anno ad argomenti inerenti alla pietà-religiosità popolare in dimensione teologico-ascetico-pastorale (La catechesi, la missione, la comunio­ne ecclesiale, il servizio etc.).
  2. La svelata. Alle ore 8 del giorno 8 Settembre la Madonna incoronata e illuminata appare sull'altare maggiore alzandosi lentamente dalla parte del Tabernacolo quasi a significare l'intima unione tra la Vergine Santa e l'Eucaristia.
  3. La consacrazione delle fami­glie. Attraverso i bambini che offrono fiori, ogni nucleo familiare si consacra e si mette a disposizione dei bisogni della famiglia della Madonna che è la parrocchia missionaria nel quartiere.
  4. La sagra del pesce azzurro. La sera del 7 settembre i pescatori in Piazza Ognina imbandiscono una grande tavolata e offrono a tutti pesce arrostito. Durante l'anno i pescatori di molte barche riservano in do­no alla Madonna la cosiddetta mezza parte del pescato di uno di loro, considerando la Madonna come membro di equipaggio. Il ricavato viene offerto per la riuscita della Festa.
  5. La gara delle barche. Nel primo pomeriggio della domenica che segue all'8 Settembre si svolgono nelle acque del Porto le gare delle barche. Le squadre provenienti anche da altri quartieri si allenano nei gironi precedenti alla Festa. Le barche portano i colori azzurro e rosso del manto della Madonna e vengono utilizzate solo per le gare. Si tratta di una manifestazione suggestiva di grande sapore folkloristico.
  6. La processione in mare. Splendida manifestazione di fede mista alla cultura e al floklore locale: la folla aggrappata alle rive e agli scogli del Golfo, le barche e i pescherecci pavesati a festa, i canti, le preghiere e i lumini di diverso colore accesi e galleggianti sulle acque del mare hanno un fascino tutto speciale, una màlia che sa di mistero.
  7. La processionenel quartiere. Il simulacro posto sulla «Vara» adornata di luci e di fiori percorre le vie del Borgo fermandosi davanti alle abitazioni degli ammalati più gravi, le case-famiglia dei portatori di handicap, le comunità ecclesiali d i base, le strade e i luoghi tipicamente popolari dove si annidano i bisogni più gravi e urgenti del quartiere.

Preghiera alla Madonna di Ognina

O Vergine Santa
Regina e Signora di Ognina
volgi a noi il tuo dolcissimo volto di Madre
e ascolta la nostra preghiera:
aiuta chi soffre, consola chi piange,
assisti chi è solo nell'ora della prova.
Proteggi i tuoi figli da ogni pericolo
di terra, di cielo e di mare.
Dona luce a chi è privo di fede,
dona gioia a chi è senza conforto,
dona vita a chi è senza speranza,
dona forza e coraggio a chi lotta
per la giustizia, il progresso e la pace.
Insegnaci ad essere Chiesa in servizio del mondo
per annunciare il Vangelo e testimoniare l'Amore,
in solidarietà con chi è povero, ammalato,
disoccupato, bisognoso di aiuto.

D soave Madonna di Ognina
sii sempre con noi sui sentieri del tempo
tra le case, le piazze, le strade, in famiglia;
nel cuore, nella mente, nella vita
di ogni uomo nostro fratello.
Sii sempre con noi o Maria: Madre, sorella, amica
e compagna di cammino. Amen.

 

I “MASTRI FESTA” tra devozione e vocazione

«Nà vota c’eranu i caruseddi, a cussa che sacchi e antinna…» con queste parole semplici e ricche di significato lo Zio Carmelo Nania (Tesoriere della Madonna) inizia a raccontarci la festa della Madonna di Ognina, «…e se gli equipaggi erano formati da 10 marinai, e si doveva distribuire il ricavato del pescato, una parte veniva dato alla Madonna, che veniva considerata un componente dell’equipaggio, cioè l’undicesimo marinaio, e quando si aprivano i caruseddi  con le offerte c’era una forma di competizione, a chi era riuscito a raccogliere più di tutti», «…il giorno della Svelata, l’8 mattina ,tutti i marinai smettevano di lavorare e andavano in chiesa a pregare insieme la Madonna. Era il momento religioso più importante…»,  «…poi c’era “a cussa che vacchi”(la corsa con le barche) era un momento intenso per i marinai e loro famiglie, più che una gara, era una sfida che coinvolgeva tutta la borgata…», «…dopo che un incendio distrusse il vecchio Simulacro della Madonna, i marinai addolorati dell’accaduto, furono risollevati ed aiutati dal cavaliere Marano, (nobile ogninese) che prese due di loro, e recatosi in Francia, acquistò l’attuale simulacro della Madonna, regalandolo a tutta la borgata di Ognina…» Rivolgiamo qualche domanda a Giacomo Nania (presidente del Comitato della festa). Molta gente si chiede: “Ma chi ve lo fa fare?” «…noi del comitato lo facciamo per devozione alla Madonna, è qualcosa con cui ci si nasce, c’è l’abbiamo nel sangue. Molto tempo viene dedicato all’organizzazione della festa, ed alle volte può venir meno il tempo dedicato alla  propria famiglia, anch’essa  coinvolta intensamente nei preparativi per la festa.»

Come è cambiata la festa in questi anni? «Da qualche anno si cerca di far riscoprire le vecchie tradizioni, organizzando anche spettacoli per i più piccoli. A parte gli spettacoli sul mare, sono molte anche le iniziative rivolte al sociale, ai diversamente abili e ai bambini talassemici»

I componenti del comitato (Mastri festa) come vivono tale impegno? «…la maggior parte di noi siamo impegnati in parrocchia, nel sociale e nel volontariato tutto l’anno, e non soltanto nel periodo della festa, infatti per noi, la devozione alla Madonna, è più che un semplice impegno,  è uno stile di vita».