Progetto Pastorale: Parrocchia Comunione di Comunità

L’azione pastorale della parrocchia Santa Maria di Ognina, in questi ultimi anni, è stata caratterizzata da un impegno costante per realizzare il passaggio da una comunità parrocchiale chiusa nel tempio ad una aperta e decentrata nel territorio; una parrocchia non più impegnata solo nel culto e nella sacramentalizzazione ma tesa anche ad una azione culturale e sociale basata particolarmente su un laicato formato, attivo e responsabile.

Questa azione ha trovato la sua concretizzazione nel progetto pastorale «parrocchia comunione di comunità» che ha come fondamento l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II.

Tale progetto si realizza attraverso l’azione delle piccole comunità ecclesiali di base (CEB) dislocate nel territorio parrocchiale.

I momenti distinti attraverso cui si è realizzato il progetto «parrocchia comunione di comunità» sono stati cinque.

1. Suddivisione del territorio parrocchiale in zone pastorali

Il consiglio pastorale guidato dal parroco, in questa prima fase, servendosi anche dell’aiuto di esperti urbanisti e di alcuni abitanti del luogo conoscitori dell’ambiente, ha operato una suddivisione del territorio parrocchiale in zone pastorali secondo criteri che hanno tenuto conto delle culture esistenti e della struttura urbana. Le zone individuate sono state otto.

2. Individuazione e formazione degli animatori e dei coordinatori

In questa fase il parroco ha iniziato, attraverso un corso specifico, la formazione di tutti quei laici, precedentemente individuati in base al suo discernimento e scelti tra i fedeli più disponibili per divenire animatori e coordinatori della piccole comunità ecclesiali di base.

Gli animatori delle CEB sono, pertanto, un gruppo di laici che hanno il compito di guidare la comunità dal punto di vista catechetico, attraverso la lettura comunitaria e popolare della Parola di Dio, stimolando tutti ad un dialogo sereno e rispettoso e ad una riflessione incarnata nella vita personale e sociale di ciascuno.

Gli animatori, all’interno delle comunità, si sforzano di non assumere atteggiamenti da «maestri» ma si pongono tra gli altri membri come «compagni di cammino», come testimoni della fede che hanno scoperto e nella quale vogliono crescere assieme ai fratelli.

Importante per gli animatori è stato ed è, il dialogo costante con il parroco,  a cui si rivolgono per riferire sulla vita delle CEB e per chiedere consigli e suggerimenti.

Necessario, inoltre, si è rivelato per tutti il confronto con il consiglio pastorale parrocchiale, all’interno del quale si comunicano le difficoltà che si incontrano e le esigenze delle CEB e delle zone pastorali nelle quali si opera.

I coordinatori delle CEB sono stati individuati dal parroco tra i laici residenti in ogni singola zona pastorale. Ad essi infatti è richiesto di conoscere il territorio in cui opera la comunità e a farsi portavoce, nel territorio, di tutte le iniziative della parrocchia, lavorando sempre in stretta collaborazione con l’animatore e il parroco.

3. Avvio delle piccole comunità ecclesiali di base

Alla fine del corso di formazione è iniziata un’opera di sensibilizzazione attraverso incontri assembleari, predicazioni in Chiesa, lettera alle famiglie, articoli sul giornalino parrocchiale.

Gli animatori e i coordinatori, ciascuno nella propria zona pastorale, visitando le famiglie casa per casa, hanno invitato gli abitanti a partecipare ai Centri di ascolto il cui scopo, attraverso riunioni periodiche, è stato quello di facilitare la conoscenza reciproca delle persone, nel contesto di un cammino di pre-evangelizzazione. Durante gli incontri nei Centri di ascolto, attraverso un dialogo comunitario su argomenti di interesse generale quali la famiglia, la società, il rapporto genitori-figli, il rapporto con la fede e la Chiesa, si è preparato il terreno per iniziare un cammino di catechesi vero e proprio, passando, così, da «centro di ascolto» a «comunità ecclesiale».

Uno dei momenti più difficili, ma che ha contribuito a creare la coscienza di un nuovo modo di vivere la Chiesa, è stata la ricerca delle sedi per le diverse CEB nelle zone del territorio parrocchiale. Sono stati  rinvenuti vari tipi di locali: garage, botteghe, sale condominiali, in qualche caso – almeno all’inizio – la casa di una delle famiglie della comunità.

Nel corso degli anni, in base alla esigenze della parrocchia, sono stati ripetuti sia i corsi di formazione per animatori, sia la creazione di centri di ascolto e attualmente le CEB che operano sul territorio parrocchiale sono quattordici

4. Cammino di catechesi permanente e impegno socio-politico nel territorio.

Il cammino di catechesi permanente che è stato intrapreso è caratterizzato dall’ascolto della Parola di Dio e dall’ascolto della parola dell’uomo ed è scandito in tre tappe:

  • «vieni» (la chiamata): si leggono brani tratti dai primi 21 libri della Bibbia
  • «seguimi» (la conversione): si leggono brani tratti dai libri sapienziali e profetici
  • «vai» (la missione):si leggono brani tratti dal vangelo, atti, lettere, apocalisse

5. Pastorale d’insieme con tutti gli altri gruppi ecclesiali. Ruolo fondamentale del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Per far procedere bene il progetto «parrocchia comunione di comunità» il parroco ha ritenuto necessario, sin dai primi anni, porre le basi di una seria e solida pastorale d’insieme

Le CEB, infatti, in quanto responsabili delle varie zone territoriali, svolgono un servizio in ordine alla pastorale ordinaria della parrocchia, mentre le associazioni ed i gruppi lavorano in ambiti specifici della pastorale a seconda dei loro carismi. Tutti si ritrovano, comunque, nel Consiglio Pastorale Parrocchiale che è un punto saldo di riferimento e uno strumento efficace di unità.

L’esperienza di Chiesa vissuta a S. Maria in Ognina attraverso il «progetto parrocchia comunione di comunità» è stata in questi anni e continua ad essere per tutti una vera «palestra» di formazione alla responsabilità ecclesiale e alla comunione pastorale.