Brevi cenni storico-artistici

sulla Parrocchia Santuario «S. Maria di Ognina»


Le Origini Parrocchia - Santuario Il tempio

 

(cf Ognina storia ricerche impressioni di Mariano Foti,

Edizioni Chiesa-Mondo 1996, pagg. 97; 141-155)

 


Le origini di questo Santuario sono molto antiche. Esisteva, in questi luoghi, un tempio, di stile dorico, dedicato ad Athena Longatis. Sorgeva sulla spiaggia di Portus Ulixis, (cui fa riferimento Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, III,14) dove la Parthenos nata dal cervello di Zeus riceveva speciale culto dai marinai perché, secondo la mitologia, lei aveva insegnato agli uomini a navigare. Il titolo – frequentemente Athena prendeva nome dal luogo dove era venerata - è stato tramandato dal tragediografo greco-alessandrino Licofone di Calcide nella sua opera Alessandra. Da dove deriva? Il Foti spiega che le lave del 1381 coprirono un fiume chiamato Longane, che nasce nella zona di Cibali. Il termine, come rilevato dalla stessa fonte, deriva, secondo la spiegazione da Victor Berard nella sua opera Nausicaa et le retour d’Ulisse, dal nome Longone, cioè le bitte di ormeggio, le pietre forate a cui venivano assicurate le navi.
Il 4 febbraio 1169, un violento terremoto distrusse interamente Lognina e tutta la città di Catania. C’erano state 15.000 vittime. I superstiti ogninesi erano stati affidati per l’assistenza religiosa ai monaci basiliani, che avevano fatto sorgere nel posto una loro abbazia, di cui parlano le Cronache dell’Archimadritato del SS. Salvatore (secolo XIV). L’abbazia venne fondata nel 1174 dal catanese Roberto, poi Vescovo di Catania dal 1170 al 1179.
Un’altra violentissima eruzione dell’Etna, nell’anno 1381, scatenò altre sofferenze per il popolo catanese, già così provato. Ma non per nulla la città etnea ha nel suo stemma l’araba fenice, il mitologico animale che risorge dalle sue ceneri. Riprendeva la vita e anche a Lògnina si volle dare un edificio sacro rispondente alle accresciute esigenze spirituali dei fedeli. Nel 1392 sui ruderi del tempio di Athena Longatis, venne eretta la Chiesa di Santa Maria di Lògnina, dedicata alla Natività della Vergine dal vescovo Simone del Pozzo. Questa chiesa venne annessa all’abbazia basiliana da cui prese il nome. Dopo tre secoli, nel terremoto del 1693, l’edificio sacro crollò. Fu riedificata sugli stessi muri perimetrali del 1392. Dalle rovine furono recuperati alcuni importanti segni del passato: una splendida tela della Sacra Famiglia, di attribuzione incerta (alcuni propendono per un allievo della scuola del Caravaggio, forse lo stesso Minniti) e un’antica acquasantiera, attualmente accanto al fonte battesimale. L’8 settembre 1697 la chiesa fu consacrata dal vescovo Andrea Reggio.
Nel 1945, l’Arcivescovo Carmelo Patanè dichiarò autonoma la Parrocchia che prese il titolo dell’antichissima Abbazia basiliana «S. Maria di Ognina». Il riconoscimento giuridico avvenne il 7 aprile 1949. Con bolla arcivescovile dell’ 8 settembre 1990, Mons. Luigi Bommarito,  Arcivescovo Metropolita di Catania, elevava la Chiesa a Santuario mariano.

 

 

La Parrocchia S. Maria di Ognina è stata elevata a dignità di
SANTUARIO
da S. E. Mons. Luigi Bommarito con decreto arcivescovile dell'8 Settembre 1990


Il Borgo di Ognina - dentro cui sorge come emblema e vessillo della storia, della cultura e della religiosità ogninese, la stupenda Chiesa dedicata alla Madonna - ritrova le sue origini storiche nei secoli lontani.
Si estende quasi a ferro di cavallo attorno al famoso antichissimo porto dedicato ad Ulisse.
Il Porto Ulyssis era il grande porto naturale della vicina Catania fin dall'epoca romana (Plinio lo denomina così nella sua Naturalis Historia). L'insenatura ampia e capace accoglieva allora fino a 300 navi. Sulla spiaggia sorgeva il famoso tempio di Athena Longatis, di cui parla Diodoro Siculo, e Longatis diviene Lòngona fin dal IV secolo a.C.
L'eruzione del 1381 ridusse il porto alle attuali dimensioni, ma intorno ad essa seguitò a crescere e a svilupparsi l'attività marinara e di pesca che si è conservata intatta per secoli.
Nel 1854 il porto fu ricostruito ed il Borgo tutto viveva della straordinaria ricchezza, bontà e varietà della pregiatissima pesca del golfo. Le antiche origini del Borgo, isolato e relativamente lonta­no, per secoli, dalla città di cui costituiva una vicina ma autonoma entità urbana, viene confermata dalla denominazione delle strade: via Calipso, via del Tritone, via Scilla, via dei Delfini e poi ancora via dei Conzari e via Porto Ulisse.
Fra i momenti storici ricordiamo soprattutto le garitte e la torre cilindrica costruite nel 1548 dall'imperatore Carlo V contro le incursioni dei Saraceni. (cfr. Mariano Foti, Ognina, Scuo­la Salesiana del Libro, pag. 45 ss.).
Oggi - soprattutto per l'indifferenza pluridecennale dell'Amministrazione pubblica catanese - il Borgo rischia di perdere le sue naturali bellezze oltre che vanificare le sue gloriose ricchezze storiche.
Da alcuni anni, per iniziativa delle nuove Associazioni e delle comunità di base promosse dalla parrocchia, si vanno proponendo soluzioni adeguate al ripristino dei grandi valori e dei pregi di questo antichissimo storico Borgo: piano di recu­pero per la conservazione dell'antica edilizia esistente, corre­zione degli errori del sistema viario prodotti dal Piano Regola­tore Generale del 1969, verde pubblico, sistemazione del lun­gomare, possibilità di convivenza attrezzatura e garantita tra porto peschereccio e porto turistico con relativo rilancio del turismo locale. La storia dei secoli passati sposata alla leggenda narrata da Omero e conservata nelle attuali grotte di Ulisse a due passi dalla Chiesa, insieme alle esigenze e alle attese degli abitanti di oggi, reclamano la salvaguardia di questo incantevole angolo della terra, vanto di Catania e di Sicilia.

 

 

IL TEMPIO

La bellissima chiesa dedicata a S. Maria di Ognina che sorge sulle rive del Porto Ulisse di Catania, secondo alcuni autori è stata costruita nel 1392. Rifacen­dosi a documenti di attendibile valore storico, però, altri studiosi affermano che sia ancora più antica. La si trova già citata infatti con l'invariato nome Santa Maria di Lògnina nell'elenco dei tributa­ri del Vaticano per l'anno 1308 (Rationes decimarum Italiae).
Dalla Cronaca del XVI Secolo attribuita al notaio Merlino, si apprende che l'antica Chiesa a differenza della torre - o per vero miracolo o perché la sua struttura era discretamente antisismica - non crollò con il terremoto magnus del 1542; che anzi le prime scosse telluriche indussero le autorità a riunire proprio in la ecclesia di Santa Maria di Lògnina i pochi carcerati che per volere della «gran curti» non furono liberati, come invece avvenne per tutti gli altri detenuti della città.
Nell'anno 1676 l'originaria Chiesa fu visitata dallo storico Giovanni Andrea Massa, che la inserirà nella sua Sicilia in prospettiva. Egli ci fa sapere come qui i pellegrini accorressero da ogni parte per sciogliere i loro voti in grato riconoscimento delle tante grazie ricevute dalla Vergine.
Altre interessanti notizie riguardanti l'antico tempio si rileva­no dalla Catania prima del 1693 di Guglielmo Policastro. L'autore ci fa sapere, con dovizia di fonti storiche, che originariamente, come tutte le chiese dell'antichità, la Chiesa di Ognina sorgeva con prospetto a ponente.
Solo dopo la ricostruzione - dopo il disastroso sisma del 1693 che distrusse Catania - fu mutato il suo orientamento, che è l'attuale, con prospetto cioè a tramontana.
Trattasi di un tempio a tre navate non molto grande ma acco­gliente e raccolto, con portali (principale e laterale) in pietra scolpita, portone d'ingresso in bronzo e pitture di un certo valore tra cui le tele di Giacomo Vignerio (secolo XVII) della scuola di Polidoro da Caravaggio e allievo di Raffaello.


 

L’ESTERNO DEL TEMPIO

Prospetto principale. Presenta un disegno molto lineare. Dentro una cornice di pietra bianca di Siracusa, spicca il colore «rosso Catania» della facciata, dovuta ai bellissimi restauri curati dalla Sovrintendenza ai Monumenti per la Sicilia orientale nell’anno 2007. Il prospetto si conclude con un timpano racchiuso da due spioventi, che si raccordano a due altri elementi lineari. Anticamente, è stato accertato, da un lato e dall’altro del prospetto esistevano degli archi, i cui fornici, sino all’assetto attuale dei luoghi negli anni ’60, ancora potevano ammirarsi. Ne sono rimaste tracce nei due ambienti interni a destra e a sinistra dell’ingresso, dove le alte volte a crociera sono delimitate da archi ciechi. La facciata è preceduta da una magnifica scalinata in pietra  che si conclude con un grande sagrato, dove, nei giorni della Festa della Madonna di Ognina, si celebra la S. Messa all’aperto, tra un tripudio di folla.
Portale d’ingresso sul prospetto principale: risale al periodo barocco. Di semplicissimo disegno, in pietra bianca di Siracusa, ai lati presenta due piedritti decorati da due lesene scanalate, innestate su basi con volute barocche; al culmine, elementi architettonici a mò di ghirlande di fiori, che si uniscono nella trabeazione a semplici motivi decorativi. Al centro, una testa di angelo. Sopra la trabeazione, priva di timpano, ma con lo sguincio molto pronunciato, sta una finestra, anch’essa barocca, con accenni di volute. All’interno di questa finestra, una vetrata nasconde un meccanismo installato dalla Ditta Gulisano in anni recenti. Alle ore 20 di ogni giorno, una piccola statua della Madonna, riproducente le fattezze di quella che si venera nel Santuario, esce dalla nicchia e un sistema elettronico diffonde la preghiera dell’Ave Maria e una canzone costruita su una melodia molto orecchiabile. Sul lato destro della porta alcune incisioni (tra le quali alcuni hanno creduto di poter ravvisare una data: 1178) e tre sigle: TS – TR – S (probabilmente indicanti gli autori dell’opera).
Portale d’ingresso laterale (in via Porto Ulisse). Coevo a quello centrale, ma ancora più semplice, presenta al centro dei due piedritti un motivo floreale appena accennato, ripreso poi al centro dell’architrave, dove in un ovale si intravedono due foglie d’acanto intrecciate a formare come una croce, sovrastante una testa d’angelo. Attualmente, il portale è inserito nella parete di un salone moderno.

 

 

L'INTERNO DEL TEMPIO

Restaurato dal popolo ogninese con amore e sacrificio dopo i notevoli danni prodotti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Molto agile, si presenta nel rispetto delle forme originali, che prevedevano tre piccole navate. Iniziando dalla navata destra, ammiriamo una bella acquasantiera: splendido manufatto, probabilmente proveniente dall’antica chiesa. Di marmo rossastro, presenta un’elaborata colonna, che sostiene una grande coppa. Il tutto poggia su un’articolata base quadrangolare.
Il Fonte battesimale: inserito in una armoniosa struttura marmorea – presumibilmente risalente all’epoca barocca – chiusa da una cancellata in ferro battuto, realizzata in epoca recente, e con al centro una pietra esagonale, consta di due parti: la base in marmo di Carrara, opera dello scultore Salvatore Iuvara (1947), che rappresenta due grandi angeli sostenenti il fonte vero e proprio; e il coperchio, raffinato esempio di stile barocchetto (databile al ‘700): pregevole opera in legno di ciliegio, presenta una movimentata base di forma rotondeggiante, interrotta da tre lesene concluse da piccole volute. Nella lesena centrale sta accovacciato un grazioso angioletto. Le altre lesene presentano originalissimi elementi decorativi: si tratta di due sirene, discreto richiamo alla cultura marinara del luogo. Il Fonte è arricchito all’interno di velluto rosso e cristalli di rocca. Sul fastigio del coperchio sta un magnifico Agnello pasquale. Nell’ordine inferiore del fastigio, alcune statuette di santi.
Dietro il fonte, un animato bassorilievo, di autore ignoto, epoca moderna, raffigurante il Battesimo di Gesù. Da notare, nella parete accanto, una porticina che segnala la custodia degli Olii santi: modesta, ma piacevole opera degli inizi del ‘900. Procedendo oltre, troviamo una copia della Bolla di Erezione della Chiesa a Santuario mariano. La pergamena è racchiusa in una originale corona del Rosario, composta di galleggianti per reti da pesca. Sul primo altare laterale campeggia una bella tela del pittore Cirinnà, del 1947, raffigurante S. Euplio, compatrono della città di Catania. Dopo il portale laterale, ecco una sontuosa cornice barocca che racchiude la bellissima tela della Sacra Famiglia, di cui abbiamo già parlato in precedenza. All’estremità del transetto destro, dentro una lunetta in alto sta un’altra pregevole opera del Cirinnà: La pesca miracolosa, datata 1937. pare che il geniale autore si sia ispirato, per ritrarre gli Apostoli, ai marinai del tempo, i cui discendenti riconoscono ancora oggi le fattezze.
L’abside luminosa accoglie, in una nicchia coperta da una vetrata, la stupenda immagine della venerata Madonna di Ognina, pregevolissimo lavoro di scultura francese, in legno massiccio, eseguito nel 1889 a Parigi, in sostituzione dell’antichissima statua, danneggiata dalle fiamme di un incendio fortuito, scatenato da alcuni lumini imprudentemente lasciati accesi durante la notte dell’8 settembre 1885. La statua, mirabilmente restaurata dal Prof. Gaetano Milluzzo, rappresenta la Vergine imponente nella sua altezza naturale, rivestita di un manto azzurro, coperto di ricami dorati, mentre all’interno spicca il colore rosso. La statua della Vergine ben a ragione può dirsi del tipo «Odigitria», «Colei che indica la strada». Infatti, sul braccio sinistro tiene il Bambino, rivestito dei segni della regalità (la corona e il mondo sormontato dalla Croce), mentre il dito indice della Madonna è puntato verso Gesù. Il volto della statua è straordinariamente dolce, pieno al contempo di maestà, e, senza la corona e lo stellario, dono prezioso del popolo ogninese alla sua Madonna, ha il capo coperto da un semplice velo scolpito di color avorio, da cui si vedono comparire i capelli biondi e fluenti. Essendo la Chiesa Santuario mariano, la statua è esposta perennemente alla venerazione dei fedeli. C’è però un periodo breve in cui l’effige della Madonna di Ognina è nascosta: dal 15 agosto, (giorno dell’Assunzione al cielo) al giorno 8 settembre, (festa liturgica della Natività di Maria). In quel giorno, alle ore 8, dopo un pensiero di meditazione dettato dal Parroco, la Chiesa si illumina sfarzosamente, e lentamente – è un’esperienza indimenticabile e indicibile – da dietro l’altare maggiore, di marmo bianco, (da dove sale con una sorta di antico montacarichi, comandato da leve e martinetti, manovrate con grande abilità dai «mastri di festa») il popolo vede riapparire prima lo stellario, poi la corona, poi il volto soave della Vergine che infine si staglia in tutta la sua bellezza, mentre si leva il grido di devozione, conservato intatto da tempo immemorabile: «Ccu vvera fidi, evviva ‘a Bedda Matri di l’Ognina!» (Con vera, fede, evviva la Bella Madre di Ognina). Al termine della S. Messa, i membri del Comitato dei Festeggiamenti ricevono il medaglione d’argento che porteranno al collo per tutta la durata della festa. Un’altra celebrazione molto attesa è quella che si tiene il sabato seguente l’8 settembre, nel pomeriggio. Sul sagrato del Santuario, davanti ad una folla sterminata che si raccoglie sulla piazza e nei dintorni, l’Arcivescovo metropolita celebra l’Eucaristia alla presenza delle Autorità civili e militari della città. Subito dopo, la statua della Vergine è portata fino al molo grande, dove è imbarcata a prua di un peschereccio. Inizia la processione a mare. Un corteo di barche, particolarmente suggestivo, accompagna la Madonna in questa benedizione itinerante al mare, protagonista delle giornate degli ogninesi. Toccanti sono due momenti: al largo, il Sindaco della città fa scivolare in acqua una ghirlanda in omaggio ai caduti del mare, mentre un professore di orchestra suona con la tromba, in un clima di raccoglimento assoluto, il suggestivo «silenzio fuori ordinanza». Poi la processione riprende lentamente il giro della costa vicina, dove riceve l’omaggio degli abitanti della borgata e degli stabilimenti balneari. Affascinante oltre ogni dire è il momento in cui, quasi al termine della lunga processione, la barca della Madonna sosta, mentre a mare viene eseguito un magnifico spettacolo piro-musicale. Al termine della processione, la statua della Vergine si ferma davanti ad una lapide posta sul muro del molo grande, che ricorda alcuni marinai morti in occasioni tragiche, e ritorna in Santuario. L’indomani, altre splendide occasioni per fare festa sono la consacrazione delle famiglie alla Madonna e l’omaggio floreale dei bambini. Nel pomeriggio, dopo la Messa in santuario, ha luogo la processione per le vie del quartiere. Il fercolo su cui viene issata la statua della Vergine procede lentamente, e viene fermato davanti alle case dove ci sono persone ammalate, o presso le famiglie che hanno perduto qualche loro caro, oppure per festeggiare la nascita di un bimbo, per indicare che ancora oggi Maria di Nazareth è vicina a coloro che vivono situazioni degne di attenzione. Commovente anche il momento in cui i bambini vengono avvicinati, con un gesto antichissimo, al volto della Madonna sul fercolo. A notte tardissima, la statua della Madonna viene portata, dopo un ultimo trionfale spettacolo pirotecnico, nel suo Santuario.