
Casa Famiglia Puebla
sito ufficiale della Casa Famiglia Puebla
Forse non sai che…
la Cooperativa che ormai da anni gestisce la Casa Famiglia Puebla per portatori di handicap grave è stata inserita negli elenchi dei soggetti ammesse alla destinazione della quota del 5‰ (legge 23 dicembre 2005 n.266 art.1 comma 337).
Vuoi destinare la quota del 5‰ della tua imposta alla Casa Famiglia Puebla?
Cosa devi fare
Attenzione!
E’ una scelta che a te non costa nulla, ma per i fratelli disabili è un grande gesto di solidarietà. Grazie!
La Casa-Famiglia per soggetti portatori di handicap rappresenta una struttura permanente di volontariato orientata alla promozione umana.
Essa è stata sognata, voluta e avviata nei primi anni ’80 dalla «Missione Chiesa-Mondo» e in modo particolare da due grandi «testimoni del vangelo di Cristo» dei nostri giorni: Marcello Inguscio e sua moglie Anna Maria Ritter.

Il loro costante impegno di vita a favore degli emarginati e dei poveri è stato sempre per tutti un richiamo incessante ad un volontariato che divenisse stile di vita autenticamente evangelico. La loro apertura familiare ai problemi dei più deboli ha costituito quasi il trampolino di lancio per la creazione della Casa-Famiglia in cui possono essere ospitati oggi stabilmente notte e giorno 10 disabili in un clima di spontanea e fraterna familiarità.
Tale realizzazione nel rispondere al bisogno concreto e immediato di alcuni membri di comunità rimasti completamente soli dopo la morte dei genitori, si pone come spina al fianco e segno profetico per le Istituzioni pubbliche, interpellate ad interrogarsi sulla scelta tra la grande istituzionalizzazione spersonalizzante del malato in ospizi di sola assistenza e la creazione di strutture alternative con maggiore calore umano e finalizzate ad una autentica promozione umana.
A Casa-Famiglia, infatti, c’è sempre un via vai continuo di amici e di volontari. C’è chi viene a cucinare, chi a pulire, chi a fare compagnia; c’è chi si occupa del giardino e chi accompagna uno degli ospiti in parrocchia o a fare una passeggiata… per tutti e per ciascuno c’è un impegno, un servizio, qualcosa da poter condividere e con cui aiutare l’altro.
Anche se può sembrare strano, a Casa-Famiglia non si respira un clima di sofferenza o di tristezza, al contrario c’è sempre un clima di serenità e anche di allegria.
A Casa-Famiglia si parla, si chiacchiera, si discute, si gioca e spesso si fa anche festa insieme.
Tutte le occasioni sono buone: Natale, Epifania, Pasqua, carnevale, compleanni, onomastici degli ospiti di casa famiglia e talvolta anche dei volontari!
Ma al di là delle «feste straordinarie», c’è tutta un’«ordinarietà» vissuta nella vivacità, nella voglia di vivere condivisa e comunicata.
È facile organizzare una festa, ma anche una gita, una passeggiata in barca, una scampagnata a casa di un volontario, una serata in pizzeria. E non bisogna pensare che siano gli altri a organizzare. Il più delle volte sono loro stessi, i membri di Casa-Famiglia – a farsene promotori e organizzatori.
Forse la prima cosa che colpisce a Casa-Famiglia è proprio questa: la grande voglia di vivere, la scoperta e la riaffermazione ferma e convinta che la vita è dono di Dio ed è degna di essere vissuta, sempre, anche nelle situazioni di grande difficoltà.
Questo è l’altro elemento che caratterizza il clima di casa famiglia: tutti hanno qualcosa da donare, sani e malati, «abili» e «disabili». A Casa-Famiglia molti vengono con la convinzione di essere «i salvatori della patria», vengono cioè a fare volontariato con la convinzione di dover solo dare qualcosa all’altro, un altro che può solo ricevere passivamente la loro generosità. Alla fine però, sempre, tutti, vanno via con la consapevolezza di avere ricevuto molto di più di quello che hanno donato.
È il sorriso di Mirella, è l’attenzione di Agatino, è la semplicità di Angelo, è la voglia di vivere di Maria…
Da Casa-Famiglia si esce sempre un po’ diversi da come si è entrati.
In genere il confronto con la sofferenza fa questo effetto, costringe a ridimensionare i propri piccoli problemi, a rileggere con il filtro del relativo le proprie fatiche, apre gli occhi a un mondo diverso dal nostro e con cui non si può non fare i conti. Quando poi la sofferenza è vissuta alla luce della fede cristiana, quando è aperta alla speranza, quando – come dice spesso Agatino – diventa la vocazione che il Signore ha affidato, allora si rimane veramente esterrefatti e a poco a poco ci si rende conto che se si vuole vivere veramente da creature umane occorre «decentrarsi» da sé, aprirsi agli altri, condividere con gli altri ciò che si è e ciò che si ha e trovare in questa dimensione nuova di vita la propria realizzazione e la propria felicità.
A Casa-Famiglia è normale vedere qualcuno in un angolino che prega le lodi con un volontario o riunirsi per recitare insieme il rosario o incontrarsi per leggere insieme un brano di parola di Dio, ma al di là di questa «quotidianità» non si è soliti fare grandi discorsi su Gesù Cristo: forse perché lo si vive, giorno dopo giorno, con semplicità, nella sofferenza, ma anche nella gioia.

Ospite di Casa Famiglia Puebla: Agatino Lombardo